18Nov

Nel primo semestre dell’anno, secondo il consueto rapporto dell’associazione, gli attacchi informatici sono cresciuti del 24% su base annua Il rischio informatico è ormai “un’emergenza globale”.

La definizione arriva dall’ultima edizione del Rapporto Clusit. E fotografa il boom dei cyber attack che si è registrato negli ultimi mesi a livello globale: nel primo semestre del 2021 gli attacchi informatici di grave entità a livello globale si sono attestati a quota 1.053, mettendo a segno un balzo del 24% su base annua. Calcolatrice alla mano, fanno una media di 170 al mese, contro i 256 che si erano registrati nel 2020. E si tratta addirittura di una stima al ribasso, visto che, spiegano i ricercatori del Clusit, “il campione analizzato comprende esclusivamente attacchi di dominio pubblico e, tra questi, alcune classi di incidenti sono sistematicamente sottorappresentate”.

“Da anni siamo di fronte a problematiche che per natura, gravità e dimensione travalicano costantemente i confini dell’ICT e della stessa cyber security e hanno impatti profondi, duraturi e sistemici su ogni aspetto della società, della politica, dell’economia e della geopolitica”, ha commentato Andrea Zapparoli Manzoni, co-autore del rapporto e membro del comitato direttivo del Clusit. “Auspichiamo – ha proseguito – che il Pnrr, che complessivamente alloca circa 45 miliardi di euro per la transizione digitale, possa rappresentare per l’Italia l’occasione di mettersi al passo e colmare le proprie lacune anche in ambito cyber, per portare a una significativa riduzione della superficie di attacco esposta dal Paese”.

Gli episodi di crimine informatico aumentano del 21% e si impongono come la causa principale di attacchi (88%). In rialzo anche la cosiddetta information warfare (+18%), mentre calano del 36,7% i casi di spionaggio informatico dopo il picco straordinario del 2020 dettato soprattutto dagli episodi di intelligence legati allo sviluppo di vaccini e cure contro il Covid-19.

Il bersaglio preferito continuano a essere le istituzioni governative, verso cui è stato indirizzato il 16% degli attacchi complessivi. Al secondo posto si piazzano le strutture sanitarie (13%), mentre all’ultimo gradino del podio si fermano i cosiddetti multiple targets, ossia i destinatari di attacchi che non risultano rivolti a un obiettivo specifico. In decisa crescita, infine, l’attenzione verso bersagli europei: un quarto degli attacchi complessivi risultano indirizzati a società e realtà con sede nel Vecchio Continente, dato quest’ultimo che risulta in crescita di dieci punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.

Autore: Giacomo Corvi / Per saperne di più: www.societaerischio.it